mercoledì 1 giugno 2016

Vortice di pensieri ...continua..


..Vortice di pensieri… (… aspettando la pioggia…)

I pensieri si accavallavano nella mente di Ralph, mentre con  gli occhi socchiusi osservava il sole che prepotentemente frustava le cime del gran turco.
Le mani appoggiate al parapetto in legno lo stringevano tanto da far saltare via scaglie di vernice cotta dal sole.
Quanti anni sono passati, tanti, troppi, le rughe sui volti come solchi lasciati dall’aratro sulla terra bruna hanno segnato lo scorrere del tempo, costante, lento, infinito.
Ralph e Jack, un incontro casuale del destino, come spesso accade, nel bene e nel male , come cacca di un piccione gli amici ti arrivano addosso quando meno te lo aspetti.
Era un’estate calda, come quella che ora sfianca i campi e solca le anime, un’estate arida, dove la polvere si posava densa strato dopo strato, portata dal vento secco.
Quella mattina Ralph stava attraversando la strada, con una bottiglietta di cola fresca, sudata, la voglia di berla era tanta, come la sete.
Dall’altro lato della carreggiata, seduto su di una panchina c’era Jack, pantaloni corti, una maglietta a righe orizzontali rosse e blu sullo sfondo ingiallito di un bianco slavato, a fianco un barattolo di caffè con  dentro un paio di sassi e qualche spicciolo.
Ralph si sedette sulla panchina in attesa che passasse il torpedone giallo che lo avrebbe riportato a casa.
Si sedette al lato opposto della panchina, lontano da quel ragazzino dagli occhi azzurro ghiaccio con un inquietante barattolo vuoto di caffè che ogni tanto prendeva in mano e scrollandolo faceva tintinnare le monete e rimbalzare le pietre.
La bottiglia di Cola tra le mani, le gocce di condensa che scivolavano tra le dita, quel fresco sapore sulle labbra del vetro e il gusto dolce e frizzante che solleticava il gargarozzo mentre scendeva a sorsate lente.
Combattuto tra una sorsata rapida per godere appieno del fresco della bibita o piccoli sorsi per farla durare, Ralph era indeciso, come si affronta la vita in questi casi? Era il pensiero che passava nella sua mente, godere a pieno del momento o farlo perdurare più a lungo, con il rischio che le cose si guastino un poco ed arrivare all’ultimo sorso con la cola calda?
Il dubbio amletico di Ralph fu interrotto dallo sguardo di Jack e dai suoi splendidi occhi azzurri, uno sguardo immenso, talmente grande da inglobare ogni goccia sulla bottiglia, la bottiglia, Ralph e tutto ciò che gli stava intorno.
Jack lo guardava in silenzio e ad ogni sorso di cola che Ralph mandava giù, Jack scuoteva il barattolo di metallo del caffè.
Ralph si sentiva osservato, disturbato da quello sguardo, mentre sorseggiava la sua bibita fresca, con gli occhi socchiusi, cercava di tenere sottocontrollo quel ragazzino minuto, con i sandali ai piedi, una sporca maglietta a righe e un buffo taglio di capelli.
Quanto a lungo si po’ reggere una situazione imbarazzante, quanto a lungo la cola può restare fresca sotto una calura tanto opprimente?
Il rumore del motore del torpedone arrivò come lo squillo di trombe del 7° cavalleria, a salvare il piccolo Ralph circondato dagli indiani.
I freni fischiarono bloccando lentamente le ruote, la povere fitta si alzò dalla strada, Jack si riparò gli occhi senza lasciare il barattolo, Raph salì sul torpedone mentre lo sfiato della porta a pressione sibilava nell’aria, saltando a balzi i tre gradini di ferro.
Il torpedone ripartì sgasando e alzando ancora la polvere dalla strada, Jack tenne il braccio davanti agli occhi per ripararsi da quel nuvolone giallo alzato quasi a proposito, come in segno di sprezzo, verso quel minuto ragazzino senza abbastanza soldi per pagarsi il biglietto.
Raph si sedette rapido sui sedili a lato finestrino e con la faccia schiacciata contro il vetro seguiva con lo sguardo il minuto ragazzino che si strofinava gli occhi imbrattati dalla polvere.
Jack tossi per togliersi il senso di soffocamento della sabbia che gli era entrata in gola, con gli occhi ancora sporchi di polvere si voltò a guardare l’altro lato della panchina.
Appoggiata per terra all’ombra della gamba di ferro, la bottiglietta di cola, piena ancora a metà.
Jack lasciò cadere il barattolo di caffè, le pietre ruzzolarono fuori cadendo dal marciapiede fino al bordo della strada.
Si alzò rapido, con delicatezza prese la bottiglietta, con il pollice pulì l’imboccatura dell’anello, la strinse nella mano, il vetro appena tiepido, la portò alla bocca e la sorseggiò rapidamente, tutta in un fiato.

Ralph lo seguì con lo sguardo, mentre il torpedone si allontanava,  appoggiò la schiena al caldo sedile in finta pelle e sorrise soddisfatto, gli occhi un po’ lucidi, passo l’indice sotto le ciglia umide, si voltò a guardare la signora anziana seduta dall’altro lato del corridoio, le sorrise compiaciuto, poi si voltò a guardare fuori il mondo che scorreva a 40 miglia all’ora.

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Vortice di pensieri. Massimo Ginestri ©