giovedì 9 giugno 2016

V.d.P. ... continua... il viaggio


... Continua...

I freni fischiarono mentre le gomme lasciavano un solco sulla ghiaia, Ralph arrivò al bordo della statale, le macchine seppur rade sfrecciavano a velocità impossibile, i grossi camion spostavano la pesante massa di aria calda tra il rumore dei motori e il cigolio dei rimorchi che sobbalzavano sull'asfalto imperfetto.
Doveva percorrere la statale per un piccolo breve pezzetto, ma a Ralph, su quella grossa e vecchia bicicletta, pareva un’ impresa assai ardua.
Aspettò, attese il momento migliore, guardò dal lato sinistro, si diede una spinta col piede, poi si alzò sui pedali e cominciò a spingere con tutta la forza che aveva nelle gambe.
Il leggero dislivello tra la stradina, la ghiaia, la bicicletta così grande, sembrava davvero un’impresa partire da fermo.
Ci riuscì, spingendo, faticando, ma prese velocità e continuando a guardare a sinistra non vide arrivare quell'enorme autotreno.
Ralph sentì quel prepotente suono del clacson che squillò come le mille trombe alle porte di Jerico, le mani si strinsero sulle leve dei freni, la bici scartò a sinistra sgommando sulla strada, si fermò di colpo, di traverso sulla linea di mezzeria, bianca, tratteggiata.
L’autotreno passò come fosse una locomotiva sui binari, l’imponente massa di aria spostata fece sbilanciare Ralph sulla bici, con il braccio si coprì gli occhi per evitare la polvere e la sabbia sollevata così prepotentemente.
Il suono delle trombe gli fece salire il cuore in gola, rimase col fiato sospeso mentre quell’immenso misterioso camion sbucato dal nulla gli sfrecciava davanti, l’autista non tentò nemmeno di frenare, non accennò minimamente a sterzare, semplicemente proseguì sulla sua traiettoria, probabilmente sperando nel fatto che quel ragazzo sulla bici si fosse accorto di lui.
Al passaggio il rimorchio si tirò dietro risucchiando prepotentemente la polvere dalla strada e la paura dall’anima di Ralph, sparì lungo la strada, così come era comparso.
Ralph pensò tra se che la prossima volta sarebbe stato meglio guardare da entrambi i lati della strada, o difficilmente sarebbe tornato a casa sano e salvo.
Certo come primo scrollone non fu male, Ralph scese miseramente e irrimediabilmente con i piedi per terra, poche distrazioni, l’euforia possono distrarti, fu il pensiero che gli passò tra un fischio e uno sbuffo.
Piedi in terra, mani sul manubrio, Ralph volse lo sguardo a destra e poi a sinistra, la strada era libera, mise i piedi sui pedali e lentamente si portò a margine della carreggiata.
Erano solo poche centinaia di metri, ma il pericolo del traffico su quella statale era reale, ogni tre o quattro pedalate si voltava indietro a controllare l’arrivo di qualche mezzo.
Si voltava e la bicicletta dondolava ora a destra ora a sinistra, le gomme nere scricchiolavano sul ghiaino sottile a bordo strada, rimasuglio dell’asfalto che si sbriciolava  al passaggio dei mezzi e all'incedere delle erbacce dai fossi.
Finalmente arrivò alla stradina sterrata che si infilava nei campi, si fermo al sicuro, appoggiò la bicicletta per terra e dallo zaino prese la borraccia piena d’acqua, ne bevve un bel sorso e poi ancora un altro, servivano più per scacciare la paura che per placare la sete.
La strada sterrata serpeggiava tra campi coltivati fino a inoltrarsi in un verde boschetto, rigoglioso, verde, ombreggiato.
Il sole che si innalzava sempre più prepotente nel cielo faceva filtrare i sui raggi luminosi attraverso le fronde degli alberi le cui cime dondolavano dolcemente cullate da una lieve brezza mattutina.
Si sentì al sicuro a pedalare tra quella natura così placida e tranquilla, i cui suoni erano come carezze per i timpani e vibrazioni per lo spirito.
Si sentivano solo i cigolii dei pedali , il fregare sulla terra delle nere ruote della bicicletta che si impolveravano solcando la strada e il battito costante del cuore di Ralph che pedalava verso la città.

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Vortice di pensieri. Massimo Ginestri ©