martedì 14 giugno 2016

... continua ... lavarsi l'anima ...


... continua ...

Ralph percorse quel piccolo sentiero stretto, appena segnato, scese dalla bici e cominciò a spingerla, facendosi largo tra le fronde di salici rossi che crescevano diritti e fitti segnando il limite della selva e l’inizio del letto del fiume.
Le pietre sul sentiero sempre più numerose, sempre più grosse rendevano difficoltoso spingere la bici seguendo un percorso diritto.
Ralph superò le ultime fronde e si trovò di fronte al fiume, largo, lento, l’acqua scura e intensa, il silenzio era l’unico suono che si udiva in quell’angolo di mondo che era ciò che più si avvicinava alla sua idea di paradiso.
Lasciò cadere la bici per terra, si tolse lo zaino dalle spalle e lo appoggiò sopra i raggi della ruota, saltellando tra una bianca pietra e un’altra si avvicinò all’acqua.
Ralph seguì con lo sguardo il letto da monte a valle, scrutando la riva opposta, in quel punto il fiume si allargava di molto, formando una specie di lago naturale.
Più a valle avrebbe dovuto attraversare e la sua speranza era che ci fosse un ponte o una diga su cui passare sopra.
Si tolse le scarpe e le corte calze di cotone aggredite dai semi di bardana e  nappola che cresceva rigogliosa in quell’ambiente caldo e umido, appoggiò la maglietta sporca di macchie di terra ed erba sul sellino della bici e lentamente entrò nell’acqua.
Un brivido salì lungo la schiena di Ralph, l’acqua era ancora fredda, camminò fino ad arrivare a farsi coprire le ginocchia, il limo sul fondo si alzò come una nuvola di latte dentro una calda tazza di tè, ad ogni suo passo.
Ralph si sciacquò le mani, le spalle, la faccia, più restava immerso nell’acqua e più diventava piacevole.
Passò delicatamente le mani sopra i garretti, massaggiandosi i graffi e le escoriazioni, quella sensazione di bruciore e dolore quasi piacevole gli facevano venire la pelle d’oca.
Restò fermo, lasciando che la debole corrente che scorreva vicino alla riva portasse via il fango sospeso, l’acqua trasparente, i piedi semi coperti dal lieve strato di limo del fondo venivano bersagliati dai delicati morsi dei minuscoli  barbi e cavedani, incuranti del pericolo, indifferenti alla presenza di Ralph.
Un lieve movimento e l’acqua tornava ad intorpidirsi, Ralph fece ancora qualche passo in avanti, l’acqua gli bagnava quasi i calzoncini corti, era così bello restare in mezzo al fiume immerso in quel silenzio così naturale.
Al centro di quello slargo, così simile ad un lago, piccoli anelli di acqua si formavano ogni vola che i pesci più grandi si nutrivano degli insetti sul pelo dell’acqua.
La natura, il cinguettio continuo di decine di uccelli tra le fronde degli alberi che si addossavano alle due rive, il riflesso del sole che si frastagliava tra le onde, il volo radente delle iridescenti libellule, tutto era pace e bellezza, un tempo infinito, un istante lungo come il fiume.
Ralph fu quasi dispiaciuto di non potersi fermare a fare un bel tuffo, ma la giornata era lunga e i suo obiettivo era decisamente un altro.
Tornò a riva salendo sulle pietre intiepidite dal sole per non sporcarsi i piedi di limaccio, si asciugò i piedi alla bell’e meglio, si rinfilò i calzini pulendoli dai fastidiosi semi che ci si erano aggrappati, infilò le scarpe e dopo averla scrollata indossò la maglietta.
Riprese a percorrere a ritroso il sentiero fatto, lo zainetto sulle spalle gli dava fastidio alla spalla sgarrupata, i graffi sulle gambe e le punture di ortica ricominciarono a dargli fastidio, le sonnolenti zanzare  del sottobosco cominciarono a sentire l’odore di quel lauto banchetto e fu così che Ralph cominciò a passo svelto a spingere la bici verso la stradina principale.
Appena gli fu possibile, salì in sella e cominciò a pedalare come un indemoniato.
Veloce percorreva quella stradina che lentamente si allontanava dalla riva del fiume, gli alberi si facevano sempre più radi, file di pioppi neri delimitavano il margine del bosco con una matematica precisione, fino a terminare la loro corsa ai limiti di un prato coltivato.
La luce imperava sulla radura, il grano maturo rifletteva di giallo oro i raggi del sole abbagliando la vista di Ralph .
La stradina umida e scura lasciò il posto a una strada sterrata, asciutta e polverosa, rosso ocra, al cui centro crescevano rigogliose le erbe di campo.
Gli ultimi Papaveri rosso fuoco e il profumo in fiore della camomilla adornavano i bordi del campo di grano ai lati della strada.
Il vento sulla pelle e la polvere che si attaccava alle umide gambe, Ralph cominciò a gridare a squarcia gola, poi il grido si trasformò in un canto, il ritmo delle pedalate diminuì e il canto si trasformò in un fischiettio lieto e tranquillo, il sole alto scaldava le spalle, il dolore al polso era sparito, Ralph era felice e la città era sempre più vicina.

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Vortice di pensieri. Massimo Ginestri ©